Mafia, a Palermo imprenditori in fila per pagare il pizzo | Il Suddista
giovedì, Agosto 6
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Mafia, a Palermo imprenditori in fila per pagare il pizzo

All’Arenella non servono le minacce della mafia per fare pagare il pizzo ai commercianti. Il “contributo” per sostenere sostenere i carcerati e le loro famiglie viene versato senza battere ciglio da tantissimi. E’ quanto emerge dalle indagini della Dia che due giorni fa hanno portato all’arresto di otto persone, tra loro i fratelli Francesco Paolo, Pietro e Gaetano Scotto, quest’ultimo prelevato dal carcere di Rebibbia (nel 2016) dal fratello Francesco Paolo con i due figli, a bordo di un’auto guidata da Silvio Benanti, gestore dell’autofficina “Nuova Stella” di Palermo.

Quel viaggio la Dia l’ha seguito in diretta: una cimice era stata piazzata nell’auto. Benanti, si legge nell’ordinanza, è “totalmente assoggettato al potere degli Scotto, anche perché Gaetano gli aveva garantito protezione”.

Dall’indagine è emerso che diverse attività commerciali avevano fatto recapitare a Scotto somme di denaro senza che ne avesse fatto una richiesta esplicita. Per questo non viene contestata l’estorsione a carico di Scotto, né la partecipazione all’associazione mafiosa del titolare dell’autofficina: il giudice lo definisce “imprenditore opaco”, come Giovanni Tarantino, titolare del pub “Trizzano”. In un’intercettazione del 15 aprile 2017 tra il boss e l’allora compagna Giuseppina Marceca, Scotto “confermava la vicenda dei regali di Tarantino durante la detenzione, confidandole che in una cena l’imprenditore aveva tentato di dargli una busta con denaro, rifiutata perché la consegna era avvenuta in presenza di altri”.

Ci sono altre società, si legge nell’ordinanza, che “rappresentano per la mafia palermitana una proficua fonte di guadagno, come la “Galati Catering”, “Ganci”, “Sciacca I”, la discoteca “Il Moro”. Scotto allontanava anche ambulanti che non avevano “l’autorizzazione”. E per evitare interventi delle forze dell’ordine aveva cacciato spacciatori e rapinatori.